Archivio mensile:agosto 2023

Aggiornamento – Invisibili sotto gli occhi di tutti.

Pioggia torrenziale e vento a 120 km orari. Un trasferimento di 60 ragazzi.

Il Silos allagato

Il caldo torrido degli ultimi giorni si e’ sciolto sotto un temporale che pareva un uragano. il 28 agosto, tutta la parte bassa della città, quella più vicina al mare, si e’ allagata, lo scirocco ha raggiunto i 120 chilometri all’ora, cosa che non si era mai vista, facendo volare gli arredi dei caffè eleganti di Piazza Unità, mentre i cassonetti delle immondizie venivano trascinati dalla furia dell’acqua

E anche il Silos, che è aperto alla pioggia e a tutti i venti, si e’ allagato. Gli effetti personali di ogni persona che è costretta a viverci sono stati completamente inzuppati; tutti i vestiti, anche quelli che avevano addosso, coperte, documenti, tutto. Parecchie delle tende sono state sradicate dal vento, alcune danneggiate irreparabilmente, qualche baracca e’ stata scoperchiata.

I video girati dagli abitanti durante il temporale:

https://www.facebook.com/100003213191206/videos/pcb.6470424643074578/686762490138352

https://www.facebook.com/lorena.fornasir/videos/119599151210782

In questo tempo infernale sono arrivati molti ragazzi dalla rotta balcanica, anche loro bagnati fino all’osso, un grosso gruppo di afghani (112 secondo i volontari) tra cui molti minori: c’è un ragazzino di 10 o 11 anni al massimo e un altro di 14 circa, altri più grandi, tra i 15 e i 17 anni. Tutti coi piedi a pezzi. Quando l’acqua entra nelle scarpe i piedi si macerano, la pelle assorbe l’acqua, si gonfia e diventa bianca, molle e piena di grinze, poi comincia a rompersi per la frizione prodotta dal camminare. Tre volontarie di Linea d’Ombra hanno curato piedi feriti fino a dopo la mezzanotte, riparate alle meno peggio sotto la tettoia della stazione perché la piazza era sferzata dalla pioggia, il sottopassaggio pedonale allagato. La polizia ha costretto tutti ad uscire dalla stazione: ‘E’ solo per chi ha il biglietto, e’ il regolamento’. Altri volontari sono arrivati con the’ caldo cibo, vestiti asciutti, si e’ distribuito uno stock di vestiti troppo grandi, quelli di misura medio/piccola erano finiti, come erano finite tende e coperte. C’erano solamente le metalline, coperte d’emergenza isotermiche, teli di plastica sottile color oro. Si attende un carico di coperte vere che arriverà tra qualche giorno, ma non bastano mai. Anche se è ancora estate, con la pioggia e la temperatura che scende al di sotto dei 16 gradi il freddo è tagliente.

Serata difficile. Diciamo arrivederci sotto la pioggia battente a un gruppo di ragazzi che domani verranno trasferiti. Sono venuti in tanti da Campo Sacro, una località vicina, dove dopo tre mesi o piu’ nel Silos erano stati sistemati in una struttura d’accoglienza temporanea, dormendo 25 per camerone. Sono ritornati per salutarci. Certo, noi tutti vorremmo che ci fossero piu’ trasferimenti e che questa situazione di abbandono delle persone lasciate in strada finisse, ma non si prevede che finira’. Per me questo e’ stato il trasferimento piu’ doloroso. Vedendo i ragazzi ogni giorno, per mesi, finisce che ci si affeziona, con alcuni si instaurano vere amicizie. La partenza e’ una lacerazione, è lo strapparsi delle relazioni che si sono create. Noi siamo tristi, anche loro lo sono, alcuni ragazzi hanno pianto. Verranno tutti portati in Sardegna, un’isola troppo lontana. Non è detto che la Sardegna li accoglierà bene, magari verranno messi in qualche orribile mega CAS come quello di Monastir vicino a Cagliari, dove centinaia di persone sono ammassate in casermoni isolati, il cibo e’ scadente, non c’e’ adeguata assistenza medica, e non c’e’ niente da fare, non ci sono lezioni di italiano, ne’ supporto legale, ne’ supporto di alcun genere.

Il trasferimento riguarda solamente 60 persone. I richiedenti asilo fuori struttura a Trieste sono ormai 550.

“Non servono interventi spot. Va attuato un piano ordinario di redistribuzione settimanale dei richiedenti asilo da Trieste verso il resto del territorio nazionale,nel rispetto delle leggi vigenti, con una quota di almeno 100 trasferimenti a settimana”. Questo e’ il sunto del comunicato stampa dell’ICS.

Gli arrivi continuano a ritmo serrato, solo oggi 112, che abbiamo visti. La maggior parte di loro proseguono verso la Francia, la Germania o il Belgio, ma quasi il 30% presenta la domanda d’asilo e resta qui. Gli edifici fatiscenti del Silos hanno già molti nuovi abitanti che non conosciamo, o che cominciamo appena a conoscere. I ragazzi continuano ad arrivare in piena notte, fradici, con occhi enormi per la stanchezza e sguardi cupi di tristezza e di paura. Non sanno dove sono arrivati, ne’ come riusciranno a cavarsela. Per loro e’ un tale sollievo trovare qualcuno che si prende cura di loro, lo sguardo cambia, riprendono coraggio, ricominciano a sorridere. Il miracolo della solidarietà.

La mattina vado al Silos per distribuire bustine di the’ e zucchero. Voglio vedere come stanno, con questo freddo e questa pioggia si ammalano. Stanno benino e si stanno asciugando, e stanno asciugando la loro roba e le loro coperte, e’ venuto un po’ di sole che purtroppo non durerà, è prevista ancora pioggia. Ci sono anche alcuni degli afghani arrivati ieri, compresi i due minori piu’ piccoli: si sono appena svegliati, hanno dormito malgrado la pioggia, senza tenda, per terra su coperte bagnate abbandonate da altri passati prima di loro. Stanno abbastanza bene malgrado tutto. Ringraziano per l’aiuto ricevuto ieri. Dico loro che non e’ niente, si vorrebbe poter fare di più. Un richiedente asilo che dorme in una tendina li vicino fa da traduttore, dico loro che vadano al centro diurno, e che vadano a mangiare alla mensa della Caritas, devono mangiare se no si ammalano. Si avviano, di buon passo e di buon grado, ridono e scherzano come e’ loro costume, col bello e col cattivo tempo.

La piazza e’ piena di transitanti che aspettano il loro treno. Qualcuno ringrazia, e saluta.

Dopo un’incontro tra Linea d’Ombra e il vescovo di Trieste, 22 persone verranno ospitate da una parrocchia, scelte tra le piu’ vulnerabili. Gli altri, centinaia, rimangono in strada, attendendo una soluzione.

La cura sotto la tettoia a fianco della stazione

Comunicato stampa ICS, 28/08/2023

Non servono interventi spot. Va attuato un piano ordinario di redistribuzione
settimanale dei richiedenti asilo da Trieste verso il resto del territorio nazionale,
nel rispetto delle leggi vigenti
Annunciare ciò che appare solo come un primo trasferimento di richiedenti asilo alla
stregua di un successo, come fa il Sindaco di Trieste Dipiazza, è operazione del tutto
stonata: si tratta solamente di un parziale rispetto della legge che è stata violata per
mesi, creando la grave situazione umanitaria in atto a Trieste e che sarebbe rimasta
tale se ICS e le altre associazioni non avessero denunciato la situazione a livello
nazionale. ICS fa presente che il numero annunciato è di poco più di un terzo di tutti i
richiedenti abbandonati da mesi (il loro numero è attualmente attorno alle 550
persone) e che pertanto appaiono necessari ben ulteriori interventi di ricollocazione.
Soprattutto è inderogabile la ripresa di un programma di ricollocazioni a regime che
inserisca la rotta balcanica nel piano ordinario di redistribuzione dei richiedenti asilo
su tutto il territorio nazionale. Ciò comporta un programma che assegni al confine
orientale almeno 100 quote di trasferimenti settimanali. Diversamente la situazione
rimarrà del tutto invariata, nonostante gli annunci. ICS ricorda inoltre che la
mancanza di un piano adeguato perdura da oltre un anno e che ciò ha creato enormi
problematiche umanitarie e di rispetto delle leggi vigenti da parte delle istituzioni,
che si sono solo accentuate negli ultimi mesi. Singoli interventi spot possono servire
a coprire l’inadeguatezza di alcuni politici, ma non a dare risposte adeguate

Invisibili sotto gli occhi di tutti

L’accoglienza negata a Trieste

‘Dalla Turchia alla Bugaria abbiamo fatto quattro game’ ci racconta un bambino afghano di 10 anni. . E’ sera, e’ appena arrivato ed e’ stato subito ‘adottato’ da un gruppetto di afghani che se lo stanno coccolando, richiedenti asilo che dormono in strada.Continua a ripetere: ‘abbiamo fatto quattro game’. Il che vuol dire che tre volte sono stati respinti, la quarta sono passati E’ un bellissimo bambino, vivace, intelligente, sicuro di se’; gli occhi sono un po’ dilatati per lo shock e il trauma, altrimenti appare in buona forma. Lo raggiunge il padre. Ha uno sguardo diretto, molto intenso, e un sorriso molto calmo, gentilissimo . E’ molto protettivo verso il figlio, che si fida di lui. Ci dice che era nell’ esercito afghano. Ha un braccio deformato: e’ stata l’esplosione di una bomba. Ci mostra una foto sul suo cellulare, lui in un letto d’ospedale, coperto da bende insanguinate. Il braccio era maciullato e si e’ aggiustato male. Ci mostra alcune foto del viaggio. Una foto del bambino con una gamba in gesso. ‘Bulgaria’, dice. Gli domando se e’ stato un incidente o la polizia bulgara. ‘La polizia’, risponde. Padre e figlio sono diretti verso il nord Europa. Parlano solo pashto, qualcuno che sa un po’ d’inglese traduce. Stasera dormiranno in strada. Qualcuno ha portato uno speaker, si suona musica afghana, si balla. Il bambino sorride. Si scherza, si ride, si fa un po’ d’allegria, I molti transitanti arrivati stasera, per lo piu’ afghani e giovanissimi, cominciano a stendersi sulle coperte d’emergenza. Molti erano nell’esercito afghano: se i talebani li trovano li ammazzano. Non ci sono piu’ coperte vere, tutto e’ finito o scarseggia. Le volontarie di Linea d’Ombra non sanno piu’ dove trovare materiali e cibo da distribuire; intanto continuano a curare sulle panchine i piedi di chi e’ appena arrivato, spesso camminando per giorni, senza fermarsi e senza mangiare. I richiedenti asilo che dormono nel Silos cominciano ad avviarsi verso l’edificio in rovina. Il numero di richiedenti asilo fuori struttura ha raggiunto quota 500, e continua ad aumentare. C’e’ sempre piu’ fame, la fila per mangire alla Caritas si allunga e le porzioni si fanno sempre piu’ piccole. Non ci sono piu’ trasferimenti, che consentivano di distribuire parte dei richiedenti asilo arrivati in regione sul territorio nazionale. L’ultimo trasferimento e’ stato il 13 luglio, poi i trasferimenti si sono fermati completamente. Le tende della Protezione civile all’ostello scout di Campo Sacro, che da un paio d’anni ospita richiedenti asilo, sono state smontate, e uno stanzone e’ stato chiuso, limitando la capacita’ dell’ostello a un’ottantina di persone.. Anche i posti nei dormitori sono stati ridotti, quindi non si puo’ piu’ garantire un posto letto neppure ai piu’ vulnerabili, ne’ alle donne sole, ne’ alle famiglie che arrivano numerose. Si vedono spesso famiglie accampate nella piazza di fronte alla stazione, in maggioranza curde ma anche afghane, con figli adolescenti, bambini, neonati. Come tutti attendono il primo treno, o attendono che qualche parente gli mandi i soldi per il biglietto, o attendono un figlio da cui sono stati separati durante il viaggio. Una famigli afghana aveva perso due figli, uno di 17 anni, respinto in Turchia dalla polizia bulgara, ‘pensiamo sempre a lui’, e uno di 19, rimasto in Croazia, che poi e’ arrivato. Mancano posti per i minori non accompagnati, ora ne arrivano molti, anche di 10, 11, 13 anni; senza contare che i minori che non vogliono fare domanda d’asilo in Italia e lasciare le impronte digitali non hanno comunque diritto all’accoglienza, e vengono lasciati in strada. Dormono al Silos, la comunita’ afghana si prende cura di proteggerli, oppure dormono nella piazza della stazione. Ci sono dozzine di persone ogni notte, alle 8 di mattina gli agenti di sicurezza li svegliano, molti restano in piazza non sapendo dove altro andare; intanto altri arrivano e si fermano in piazza a riposarsi. Il Piccolo, quotidiano di di Trieste, ha dedicato loro una prima pagina, chiamandoli ‘Gli invisibili di piazza Liberta’. Invisibili sotto gli occhi di tutti, la piazza e’ un luogo di intenso passaggio. Impossibile non vederli. L’unico provvedimento che le autorita’ hanno preso per il Silos, dove dormono la maggior parte dei richiedenti asilo fuori struttura e parecchi transitanti, e’ che sono state avviate le procedure per lo sgombero, su richiesta del proprietario dello stabile, la Coop Alleanza 3.0 , dietro consiglio del prefetto. Ora lo sgombero potrebbe avvenire in qualsiasi momento, senza che nessuna soluzione sia stata proposta per le centinaia di persone che occupano il Silos.

Dopo il Piccolo sono arrivate le televisioni, sia RAI3 che La7 hanno fatto dei servizi per i loro notiziari sulla situazione disastrosa dei richiedenti asilo e transitanti a Trieste. Non e’ detto che sia una buona cosa.

Responsabile per l’accoglienza e’ il prefetto. Sembra che il prefetto stia lavorando per creare una catastrofe umanitaria, una crisi che prima non esisteva. I trasferimenti sono rallentati da giugno dell’anno scorso, e quest’estate si sono praticamente fermati. Il sistema d’accoglienza, che prima a Trieste funzionava benissmo, si e’ saturato. L’attuale prefetto Pietro Signoriello continua a promettere piu’ trasferimenti, e a non farne nessuno. Il motivo ufficiale per la mancanza di trasferimenti e’ che il sistema nazionale fa fatica a provvedere alloggi a causa degli aumentati arrivi, a Trieste ma ancor piu’ nel Sud. Pero’ nel 2016 ci furono molti piu’ arrivi in Italia, e nel 2017 un numero simile a quest’anno, senza che per cio’ si fermassero i trasferimenti da Trieste. Malgrado i fondi allocati per l”emergenza migranti’ non sembra siano stati allestiti molti nuovi alloggi. Cosi, visto che la prima emergenza non ha funzionato, ora parlano di dicharare un’altra emergenza, e fare un altro decreto flussi, con una ‘stretta’ sull’egilibilita’ al diritto d’asilo. Niente va cosi male che non possa ulteriormente peggiorare. Si e’ deciso di aprire un hotspot in regione, che pero’ nessun comune vuole. L’hotspot e’ un centro di detenzione informale per chi arriva, e ha funzione di separare chi puo’ domandare l’asilo da chi puo’ essere deportato immediatamente. Detenzione informale significa senza supervisione giuridica, quindi illegale. La corte europe per i diritti umani (CEDU) ha ripetutamente condannato la prarica degli hotspot, in quanto una persone puo’ essere privata della liberta’ solo sotto la supervisione di un giudice, il che non avviene nel caso degli hotspot . Malgrado cio’ l’Italia ha deciso di costruire piu’ hotspots, e uno dovrebbe essere in Friuli-Venezia Giulia. Non ci sono piani concreti, ne’ tempi, e il luogo non e’ stato ancora stabilito, il piu’ probabile sembra il comune di Palmanova frazione Jalmicco, dove nessuno vuole un hotspot. Dovrebbe essere un centro medio-piccolo, di 300 posti. Le autorita’ dicono che l’hotspot ridurrebbe I tempi d’attesa e faciliterebbe i trasferimenti, ma non dicono in che modo. Se il problema e’ che mancano posti sul territorio nazionale, l’affermazione semplicemente non ha molto senso. Il vero motivo per la crisi dell’accoglienza, non solo a Trieste ma su tutto il territorio nazionale, non e’ ;’aumento degli arrivii, e’ la mancanza di programmazione, unita al fatto che sono stati tagliati migliaia di posti in accoglienza. Le autorita’ dicono anche che la gente sarebbe trattenuta nell’hotspot per periodi brevi, ‘non come a Lampedusa’. Di nuovo, non c’e’ alcun elemento a supporto di questa affermazione. L’hotspot di Lampedusa ha capacita’ di 400 ma sta ospitando anche piu’ di 4200 persone, in condizioni di sovraffollamento estremo. Lo dice la televisione, mostra le immagini, mostra le immagini dei soccorsi in mare, le immagini del naufragio di Cutro, quelle di altri naufragi, tutti guardano, nulla cambia. Tutto quanto fa spettacolo, tutti continuano a comperare cose che non servono, ad affollare i locali la sera, ad andare in vacanza.

Tornando a Trieste: per tutto l’inverno centinaia di richiedenti asilo hanno dormito in tende non riscaldate, con temperature sotto lo zero e la bora che soffia a 150 km l’ora. In primavera, quando finalmente fa piu’ caldo, le tende sono state tolte. Il motivo ufficiale per la riduzione dei posti all’ ostello di Campo Sacro e’ che la rete fognaria ha problemi Non si capisce perche’ non si possano installare dei bagni chimici e riparare la rete fognaria, invece che lasciare la gente a dormire in un Silos abbandonato dove la rete fognaria non funziona del tutto, i bagni non ci sono proprio e neppure l’acqua corrente. Immaginate la situazione igienico-sanitaria quando ci dormono centinaia di persone. Il posto e’ enormemente infestato da ratti, come tutta la zona della stazione e il porto vecchio. Mentre la gente dorme i ratti camminano loro sopra, gli mordicchiano le dita, parecchi sono stati morsicati. Ci sono anche serpenti, insetti, scorpioni. Il tetto e’ crollato e la pioggia entra liberamente, quando c’e’ un temporale o una pioggia forte tutto si bagna, tutto. Per fortuna certe associazioni hanno mandato dalla Germania molte tendine, il problema e’ che si bagna il pavimento, si creano dei laghetti. I liquami che si accumulano all’esterno, in mancanza di servizi igienici, entrano liberamente con l’acqua piovana. I ragazzi arrivano sani e si ammalano, specie malattie polmonari, raffreddori, malattie intestinali. Ci sono anche quelli che arrivano gia’ malati, ci sono casi di tubercolosi, molti casi di scabbia per le condizioni terribili in cui sono costretti durante il viaggio, il sovraffollamento nei campi di transito in Bosnia e Serbia. Parlo al maschile perche’ la maggior parte di quelli che dormono al Silos sono uomini e ragazzi, ma occasionalmente ci sono anche donne, di solito coi mariti. Siccome a Triste i richiedenti asilo restano fuori accoglienza per tre mesi o piu’ , soffrono per malnutrizione, arrivano gia’ malnutriti, alla Caritas non si mangia bene, solo riso o pasta, con carne o legumi ma niente verdura, sembra che ci voglia troppo tempo a tagliare la verdura, quindi danno solo un frutto. A Campo Sacro, che e’ anche gestito dalla Caritas, si mangia ancora peggio. Adesso poi che il cibo, oltre che essere di scarsa qualita’, e’ anche poco, tutti si lamentano che hanno fame. Non c’e’ assistenza medica, fino a che i nuovi arrivati non ottengono un permesso di soggiorno non hanno diritto ne’ al medico di base ne’ all’ assistenza specialistica, hanno solo diritto a cure d’emergenza. Quando qualcuno collassa, il che ultimamente avviene molto spesso, qualcuno cade a terra come morto e bisogna rianimarlo, l’ambulanza arriva subito, ma appena lo dimettono torna in strada. Chi ha il mal di denti se lo tiene, a meno che qualcuno gli paghi il dentista. Chi ha problemi di PTDS se li cura nel Silos, non c’e’ assistenza psicologica o psico-sociale, a parte i volontari della piazza che fanno quel che possono, di fatto fanno miracoli con le poche risorse che hanno. Il miracolo della solidarieta’. Ci sono i medici volontari di Donk che curano la gente che e’ in strada. Vedono molte cicatrici da proiettlil, specie cicatrici mal curate, o non curate affatto, con perdita estesa di tessuto cutaneo o anche di muscolo; ho visto ance io parecchie di queste cicatrici, sono molto comuni. Quasi tutti soffrono di depressione, sono stanchi, stanchi di stare in strada, stanchi di dover fare la fila per mangiare, per avere dei vestiti o per qualsiasi altra cosa, stanchi di non poter lavorare e aiutare le loro famiglie, stanchi di presentarsi alla qustura per ottenere il permesso di soggiorno, da cui tutto dipende, o per avere un posto in accoglienza, per sentirsi dire di tornare tra un mese, e poi tra un mese ancora. Non ci sono disordini o problemi di ordine pubblico, a parte che qualcuno rubacchia per fame ma la maggior parte dimagriscono e restano onesti, e ogni tanto c’e’ qualche rissa, nemmeno troppo di frequente, che pero’ attira un’ attenzione spropositata. Per una rissa tra due ragazzi, che e’ stata subito sedata dai loro stessi compagn,i sono arrivate 3 macchine dei carabinieri, hanno fermato 4 ragazzi che non c’entravano per niente, e sono stati poi rilasciati, 2 macchine della polizia e una dei vigili urbani: si vede che si annoiano e non sanno cosa fare. Poi sulla stampa razzista e’ venuto fuori un grande articolo, su come i migranti minacciano la sicurezza. Se c’e’ qualcuno che avrebbe bisogno di sicurezza sono loro, i ragazzi arrivati da paesi in guerra dopo essere stati respinti da vari confini con violenze e torture indicibili. Malgrado le condizioni in cui sono costretti a vivere a Trieste si comportano benissimo. Si tengono puliti piu’ che possono, anche se adesso le code per fare la doccia al centro diurno sono assai lunghe. I volontari li vestono bene – ma piu’ i numeri aumentano piu’ tutto scarseggia, c’e’ bisogno di pantaloni, magliette, biancheria, scarpe, calzini ecc. C’e’ un richiedente asilo che fa il barbiere, taglia i capelli a tutti, gratis. Vedendoli cosi ben tenuti e ben vestiti nessuno penserebbe che dormano in strada, o al Silos che e’ un posto sporchissimo. Sono gentilissimi, sono bravi ragazzi, vanno alla moschea, si aiutano tra di loro, aiutano con le distribuzioni e dopo puliscono anche la piazza. Hanno le loro culture millenarie, hanno un cuore aperto, una sensibilita’ squisita, sono spiritosissimi, sono persone come noi solo piu’ simpatiche, e magari avrebbero parecchio da insegnarci, sempre che ci prendessimo la briga di guardare dalla loro parte.